News Moretti&Vitali

24/3/2020

Cari amici e lettori, in questa situazione eccezionale, questa “ora buia” con notizie che continuano a essere terribili, noi proseguiamo ad accendere i nostri piccoli fuochi nella notte.

Vogliamo offrire alla vostra attenzione una scelta di brani tratti dai volumi pubblicati dalla nostra Casa Editrice che crediamo siano attinenti al momento. Vorremmo che fossero di aiuto e ispirazione, di consolazione e di stimolo intellettuale.

La medesima scelta di testi si può leggere anche sulla nostra pagina Facebook .

Dalla quarta di copertina di Luca Mercalli a La filosofia che serve. Realismo, Ecologia, Azione di Gianluca Cuozzo

«Abbiamo urgente necessità di una filosofia che serve, in grado di guidare l’Uomo e sostituire la filosofia che non solo non serve, ma forse fa pure danno. La scienza su questo punto non ha più dubbi; la crisi ambientale è identificata in modo certo e drammatico, oggetto di milioni di articoli scientifici, rapporti di organizzazioni internazionali e accorati nonché frustrati appelli di ampi settori della comunità scientifica che invocano quello “squillo che spaventa” di Benjamin, tale da indurci a ricercare un nuovo “paradigma realista dell’azione” per la prevenzione dal collasso della società. (…) Non è più tempo di massimizzare i profitti, bensì è ora di minimizzare i danni – una semplice, lampante filosofia che serve».

Da Negli interstizi del tempo, Il ricordo del presente, Claudio Magris

«Prima della scoperta o dell’ipotesi dei buchi neri, le favole avevano insegnato che il tempo della nostra vita fugge tanto più veloce quanto meno forte e denso è il nostro centro di gravità spirituale e che esso invece fluisce più lento e meno rapace quanto più la nostra vita gli oppone una forza centripeta, un nucleo centrale di valori, un significato intorno al quale la nostra esistenza possa raccogliersi e avvolgersi, come fosse un filo intorno a un fuso. In molte favole questa forza centripeta, che sospende e attenua la fuga del tempo, è l’amore».

Da Oltre il cancro, Marta Tibaldi (testo adattato dall’autrice)

«Da più parti ci viene detto che la natura, la materia vivente, il mondo e, di conseguenza, anche gli esseri umani, stanno soffrendo oggi a causa dei drammatici squilibri causati proprio dalle azioni umane, spesso inconsapevoli, irresponsabili, fuori misura ecc. In questo senso potemmo guardare al cancro [oggi al Covid 19] come forma compensatoria di equilibri insostenibili. Perché non provare a considerare il cancro [il Covid 19] come manifestazione vitalissima della materia vivente, la quale impone, pena la nostra morte, un radicale cambiamento negli equilibri di base della vita stessa? […] Che ci piaccia o no, il cancro [il Covid 19] ci obbliga a superare le abituali frontiere del nostro modo di pensare e di vivere, ci spinge a un confronto radicale con il significato dell’esistenza e per questo ci trasforma e ci rinnova. Il cancro [il Covid 19] entra in casa nostra come ospite inatteso che, se accolto e accettato, porta trasformazione, una rinnovata modalità di esistenza che integra la morte e la supera».

Da Alfabeto delle proprietà, Andrea Tagliapietra

«La nostra è un’epoca di grandi fallimenti. Il divino sembra appartenere al mondo contemporaneo secondo la modalità dell’assenza e del congedo. Non è proprio partendo da questo vuoto, da questo ritirarsi del divino dal mondo, che Dio torna ad essere un problema filosofico? Torna ad esserlo quando all’orizzonte del moderno disincanto si aggiunge la consapevolezza del “fallimento” di quella filosofia fondata sulla centralità esclusiva dell’uomo e sintetizzate, agli albori della modernità, del celebre “io penso dunque sono” di Cartesio».

Da Il doppio sguardo di Sophia, Carla Stroppa

«Si ha un bel dire Anima, ma “lei”, vaga e umanissima entità, cos’è in fin dei conti? Dove si è nascosta in questo tempo di competizione, di narcisismo e di spietato efficientismo? Ne sappiamo ancora qualcosa di lei? La percepiamo ancora? Sappiamo distinguerla dallo spirito? Dalla mente? Riusciamo a non cadere in approssimative identificazioni fra l’anima e il genere sessuale?».

Da I nomi comuni dell’Anima, Lucio Saviani

«L’emergenza lascia soltanto intravedere, o forse si intravede solo l’emergere. E’ il movimento attraverso il quale l’emergere evoca un tempo dilatato, in cui guardare uscir fuori, venire alla presenza, il mistero della provenienza. Eppure, “emergenza” è anche il nome che diamo all’urgenza di una soluzione, all’allarme per un problema inatteso, che ci si è posto di fronte a una distanza così grande che non abbiamo saputo prevedere».

Dalla quarta di copertina di Quel che resta di Dio, Andrea Calvi

«Dio e il sacro vivono ancora sotto le braci della disperazione che investe gli abitanti del Villaggio globale? Il sacro irrompe negli stati di malessere e nella sofferenza che amplifica il male di vivere. Possiamo ancora ascoltare la sua voce! Esiste ancora un’esperienza di Dio in grado di atterrire, afferrare, unire, un’esperienza che possa guidare la trasformazione individuale o sociale, veicolare nuove conoscenze, mettere in contatto con il cosmo, dare voce all’emotività profonda, cambiare l’assetto intimo della propria esistenza? (…) Dio sembra visitare la solitudine delle persone, dare voce al nulla, orchestrare i destini nelle stanze di psicoterapia».

Da Odissei senza Nostos, Gabrio Vitali

«L’inveterata consuetudine al radi-e-getta, a scivolare su superfici levigate per una facile e veloce percorrenza, al non porsi, insomma, il problema del profondo radicamento dei valori, spesso ci conduce a ritenere una pericolosa ed improduttiva esitazione ogni indagine intorno a ciò che è sacro ed al continuo suo farsi nel mondo intorno a noi. Pare che non siamo più capaci di difenderci dalla continua perdita di senso della nostra vita, dall’ininterrotto disfarsi e sparire delle cose e dei volti che amiamo, se non correndo più avanti e gridando più forte, come per rincuorarci, per rinforzare lo ‘spirito di gruppo’ – o di gregge – e scappare un po’ più in là dalla morte che c’insegue e che non vogliamo neppure guardare. La costruzione del sacro, del resto, è sempre stata antropologicamente connessa all’elaborazione della morte, alla capacità dell’uomo di individuarne ed accettarne il legame con la vita, l’ineliminabile compenetrazione fra l’una e l’altra; ma oggi sembra di assistere ad una sorta di mutazione antropologica: mai l’idea della morte è stata così presente e compenetrata con l’esperienza quotidiana dell’umanità e mai così rimossa, sfuggita, svuotata e banalizzata, come ai nostri giorni. Abbiamo imparato ad atrofizzare, fra tante, anche l’idea della morte, quasi a renderla fardello più leggero e meno ingombrante da trasportare nelle nostre vitalistiche fughe. Eppure la nostra quotidianità è intrisa, come non mai, persino di ‘morti totali’, antiche e di nuovo conio, tutte però vigorose e devastanti: la morte atomica, la morte ecologica, la morte per infezioni e venefici incontrollabili, per fame e miseria inestinguibili, per guerra e massacro inarginabili; inoltre, non sono mai colmi, un po’ dappertutto, i baratri di disgregazione della vita civile e della solidarietà sociale».

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17/3/2020

Cari amici e lettori, come sapete la nostra Casa Editrice ha sede a Bergamo, città in questi giorni duramente colpita dall’epidemia in corso.

In un momento così difficile vogliamo comunque reagire rimanendo fedeli alla nostra missione culturale, e abbiamo deciso di utilizzare la nostra pagina Facebook per proporre estratti e riflessioni tratte dai volumi che abbiamo pubblicato in questi trent’anni, brani scelti perché possano essere di aiuto e ispirazione per affrontare questa crisi, figlia di una crisi globale profonda. Vogliamo testimoniare come, anche in momenti disperati, la ricerca e l’analisi, il pensiero e l’apertura all’Anima del mondo possano rappresentare dei piccoli fuochi nella notte, dei segni per interpretare il mondo ma anche per trovare una possibile via d’uscita, anche quando tutto questo sarà passato.

Da L’incubo globale, Luigi Zoja

«In questa sospensione angosciosa, una sola cosa sembra chiara. L’evento ha fatto più vittime di quanto dicano le statistiche. Tutti, infatti, ne soffriamo, tutti ne siamo vittime. Ma subito capiamo una seconda cosa. Ci troviamo di fronte a una contraddizione. Da un lato, quell’evento ci sorprende, azzanna la nostra mente come una sconvolgente novità. Dall’altro, man mano che riflettiamo, ci sembra di confrontarci con una rivelazione: di “scoprire” qualcosa che già esisteva».

Da Politica della bellezza, James Hillman

«Non riconoscendo la realtà dell’anima mundi e il riflesso che ha sulla nostra anima personale, prendiamo ogni sofferenza su di noi – mea culpa – e restiamo inconsapevoli della sofferenza dell’anima del mondo, di come siano torturate le sue strutture, di come essa sia esiliata in una nichilistica natura selvaggia, e di come aneli a tornare a una cosmologia che dia il primo posto alla bellezza».

Da Vivere alla periferia di se stessi e del mondo, intervento di Carla Stroppa al convegno Arpa “Disagio dell’individuo, disagio della società”

«Christopher Bollas che è una figura di spicco tra i teorici della psicoanalisi contemporanea, nel suo recente libro L’età dello smarrimento, tesse un’appassionata e patita  analisi storica della modernità e sottolinea, tra l’altro, che  “Sebbene un americano su sei assuma farmaci contro la depressione e l’ansia, continuiamo a considerare questi fenomeni puramente individuali, siamo restii a riconoscere la possibilità che ciò di cui soffriamo sia un disturbo della collettività”. Lo è invece e occorre rendersene conto. A quale mondo stiamo tentando di adattarci per non sentirci troppo soli, periferici, devianti? A quale prezzo di alienazione dal nucleo autentico di noi stessi assecondiamo il trend dominante della contemporaneità?  A quale rischio di non esserci o, per dirlo con De Martino che si è occupato di stati alterati  di coscienza,  a quale rischio di  crollo della presenza  e di ritorno dell’Io frastornato alla sfera psicoide teorizzata da Jung e ai conseguenti  arcaismi  dell’inconscio collettivo?  (…) Dice ancora Bollas: “Non è tanto lo shock del cambiamento in sé o lo shock del futuro, a rivelarsi traumatizzante: lo è, piuttosto, la complessità sconvolgente della materia oscura. Come i fenomeni della meccanica quantistica, che governano i circuiti all’interno dei nostri computer, la materia oscura dell’universo è invisibile, ma, come la gravità, è il collante che tiene assieme il tutto. E c’è una forma di materia oscura che sta manovrando il nostro mondo”».

Da Hic et Nunc, Maria Gabriella Brioschi e Laura Battistini Carera

«La solitudine nel suo permetterci di restare nel presente riunisce in noi il nostro passato per proiettarci nel futuro. La solitudine diventa, quindi, quel cerchio magico in cui tutte le esperienze della vita acquistano un senso unitario. Allora sarà un grande bene per ognuno di noi se non fuggiremo dalla solitudine con futili e vari mezzi, ma se cercheremo di penetrarla e di lasciarla vibrare in noi».

In libreriaFrancesco Roat

Miti, miraggi e realtà del ritorno
Fare ritorno – nella propria città, dal lavoro, da un viaggio – sembra cosa realizzabile in modo abbastanza facile. Ma se tutto muta di continuo, sia pure impercettibilmente, c’è davvero la possibilità di tornar da qualche parte o da qualcuno? Hanno ragione Eraclito e Brecht, quando l’uno sostiene: “Nel medesimo fiume non è possibile entrare due volte”; e l’altro, esule a lungo, afferma: “Non lasciatevi sedurre! Non esiste ritorno”?
Comunque sia, dobbiamo sempre misurarci col cambiamento e va pur ammesso che di sera, tornando a casa, talvolta non siamo le stesse persone che al mattino l’hanno lasciata. Ogni ritorno, allora, è forse solo parziale, precario, in certi casi illusorio.
Francesco Roat di tutto questo scrive mediante 13 variazioni sul tema del ritorno – mancato o meno – trattando, fra gli altri, di quello biblico del Figliol prodigo, di Ulisse da Troia, di Euridice dall’oltretomba e dei nostalgici che soffrono il non poter tornare a casa; infine analizzando temi tanto coinvolgenti quanto problematici, come quello della reincarnazione e della resurrezione, nonché quello sulle difficoltà di chi è tornato da Auschwitz.

 

Collana Amore e Psiche

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