News A.I.P.A.

Il Comitato di Redazione della rivista dell’AIPA, Studi Junghiani, invia a collaborare al prossimo numero monografico dedicato al tema:

 

Polis e psiche:

Politica e prospettive analitiche nella contemporaneità

Invito_monografico. Polis_e_psiche

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La rivista Studi Junghiani invita a sottoporre articoli per un numero monografico dal titolo Polis e psiche: politica e prospettive analitiche nella contemporaneità.

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Invitiamo dunque analisti e studiosi nel campo della psicologia analitica e della psicoanalisi di qualunque orientamento teorico a inviare contributi sui seguenti temi:

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– Migrazioni, Altro da sé, diritti umani e sociali, confini e barriere,

– nazionalismi, populismi contemporanei, violenza sociale e politica,

– la politica nella stanza d’analisi,

– genere, potere, orientamento sessuale, omofobia,

– trasformazioni antropologiche nell’era digitale e loro implicazioni politiche, linguaggio e comunicazione,

– globalizzazione, economia, mercato, identità culturali,

– psiche e ambiente.

 

Si prega di caricare i contributi sulla piattaforma OJS (Open Journal Systems, Franco Angeli) entro il 30 Aprile 2020, attenendosi a quanto indicato nella lettera di spiegazioni allegata. Per eventuali chiarimenti contattare la redazione all’indirizzo: info@aipa.info

Il Comitato di Redazione di Studi Junghiani

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in allegato le norme editoriali da seguire per la stesura degli articoli.

come_proporre_articolo


 

9 e 10 maggio 2020
Auditorium Museo MAXXI
Roma
Vi ricordiamo che

Il 15 gennaio è il termine ultimo per

l’ISCRIZIONE EARLY BIRD

Iscriviti al convegno
Il Convegno “Frammenti di Psiche”, organizzato congiuntamente dall’Associazione Italiana di Psicologia Analitica e dal Centro Italiano di Psicologia Analitica,  si pone l’obiettivo di recuperare e riposizionare il pensiero junghiano nell’attuale dibattito sulla psicopatologia conseguente a traumi complessi. I concetti di dissociabilità della psiche e di complesso autonomo a tonalità affettiva, appaiono dotati di un inesauribile valore euristico e concettualmente (quanto mai) appropriati per l’elaborazione di un modello interpretativo junghiano originale, permeabile ai dati clinici e neurobiologici più recenti, in grado di supportare sia il lavoro clinico, sia la ricerca e la definizione di forme e modalità d’intervento più specifiche ed efficaci con i pazienti sopravvissuti a esperienze traumatiche estreme.

Il superamento del concetto unitario di trauma, così come per tanti anni è stato concepito, e l’identificazione di una tipologia di esperienze traumatiche con caratteristiche specifiche e  potenzialmente capaci di indurre quadri psicopatologici complessi e impegnativi,  accomunati da alterazioni profonde di tipo dissociativo, ha (ri-)portato l’attenzione sui fenomeni dissociativi e sulla dissociabilità della psiche. In tale quadro si situa la riscoperta delle straordinarie intuizioni di un autore come  Pierre Janet, per molti decenni “dimenticato”, le cui concezioni relative all’architettura psichica e alla frammentazione della psiche hanno rappresentato una delle radici del pensiero junghiano.

C’è oggi bisogno di uno sforzo di riflessione e comprensione approfondita del divenire psicodinamico conseguente a esperienze traumatiche complesse, che muova dalla valorizzazione e dall’attualizzazione di alcuni concetti chiave della psicologia analitica, sviluppandosi attraverso un confronto costruttivo e dialogante con la psicoanalisi classica e i principali modelli teorico-clinici proposti e affermatisi negli ultimi anni.

Non è però possibile affrontare la dimensione individuale del trauma, senza far entrare nel campo analitico la dimensione traumatica collettiva e sociale di fenomeni, quali l’intolleranza, il razzismo, il terrorismo, le violenze urbane, l’autoritarismo, che si vanno affermando, con velocità preoccupante, nella nostra epoca.

La psicologia analitica ci sembra costitutivamente “attrezzata” per sviluppare una riflessione approfondita su questi complessi fenomeni collettivi, per cogliere le origini e le conseguenze, sull’individuo e sugli assetti sociali, di questa traumaticità debordante, in grado di attaccare la stessa attività di simbolizzazione e di generare una (sub) cultura scissa e paranoica.

Il Convegno di Roma 2020 sui processi traumatici complessi, vuole essere, in definitiva, un importante momento di confronto e di sintesi, da cui possano emergere prospettive teoriche e traiettorie cliniche originali, fondate sulla psicologia complessa e sul confronto costruttivo e dialogante con altri modelli teorico-clinici.

Se vuoi avere maggiori informazioni e per conoscere

Il Programma e le Modalità d’iscrizione

Vai al sito del convegno
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