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Gentile Collega,

l’Istituto di Psicologia Analitica e Psicodramma (IPAP), Scuola di Specializzazione in Psicoterapia, è particolarmente lieto di invitarLa alla Lectio magistralis del Prof. Fabio Merlini, “L’interiorità all’epoca dell’immediatezza: distrazione, esteriorizzazione e sentimento di sé”, sabato 26 settembre 2020, ore 09:00-13:00, con il Patrocinio dell’Associazione per gli Insediamenti Universitari e l’Alta Formazione nel Canavese e l’Azienda Sanitaria Locale TO4. La partecipazione è gratuita, fino a esaurimento posti. È richiesta l’iscrizione, con priorità per Psicologi e Medici Chirurghi, con possibilità di partecipazione in presenza, presso ICO Academy (Via Monte Navale, 1, Ivrea), e a distanza, tramite Zoom.

Il tema dell’interiorità ha una estensione immensa. Mette in gioco secoli di riflessioni e di pratiche grazie alle quali la nostra tradizione culturale ha dato luogo, non certo solo nel pensiero, a figure antropologiche che si sono disegnate attraverso l’idea di una linea divisoria tra “dentro” e “fuori”. Ma anche tra profondità e superficie, alto e basso, infinito e finito, sacro e profano, autentico e inautentico, vero e falso. Tutta una “geografia dell’anima” che ha dato forma, nella cultura di cui siamo eredi, al teatro dell’interiorità: un oggetto di esperienza attraversato da tensioni, drammi, scissioni e conflitti. L’interiorità è venuta così a definire un campo di forze, che ora si oppone, ora cerca di integrare, ora desidera negare altre forze (imperativi, distrazioni, tentazioni) percepite come estranee e provenienti da un “esterno” che ha per lo più la sembianza del mondo “là fuori”: talora così esuberante da rischiare di annientarla, talaltra capace invece di esaltarla o di metterla alla prova, per una più consapevole certezza di sé. In questo caso si tratta di un mondo che, per chi ne fa l’esperienza, può anche essere percepito come lo specchio attraverso cui riflettersi, in base a un atteggiamento che, anziché opporsi all’esteriorità, la ospita, la rielabora, la ricrea, l’accudisce. Senza però lasciarsene travolgere. Questa dialettica tra familiare ed estraneo, l’interiorità la riproduce però anche al suo interno, in tutti quei casi in cui, a seconda del lessico utilizzato per darne conto, si vede tentata, agita, prevaricata da forze oscure – le kantiane molle segrete dell’agire. Forze latenti che la animano o la inibiscono, nel bene e nel male. Tutto questo è consegnato a una letteratura che ha preso le vie più diverse – trattati, epistole, confessioni, romanzi, poesie –, sino a divenire, nel Novecento, dapprima un capitolo specifico della Psicologia e poi una disciplina scientifica a se stante. Al di là del senso attribuibile alla relazione tra interno ed esterno, tra io e mondo, la nozione di interiorità ha quindi reso disponibile una risorsa mediante cui è stato possibile, e lo è tutt’ora, istituire un confine tale da impedire che l’uno si dissolva nell’altro, pur essendone compenetrato. Parlare, a questo riguardo, di reciproca colonizzazione non è certo eccessivo, perché, come vedremo, è proprio quanto accade di continuo. Non è possibile nessun “esame di sé” (la celebre cura sui), senza porsi preventivamente la questione di come correggere la loro “naturale” tendenza all’egemonia. Così come si danno situazioni estreme in cui il mondo desidera affermare la sua supremazia incondizionata sui soggetti e le loro anime, sui loro bisogni, sui loro desideri, persino sui loro affetti e le loro passioni (succede quando, ad esempio, la legge del mercato, o di qualsiasi altra istanza a carattere assolutistico, si afferma quale verità stessa del senso del mondo e del nostro inserimento in esso), allo stesso modo può anche accadere che sia invece l’interiorità – un’interiorità morbosa e fuori controllo – a proiettare sul mondo i suoi fantasmi: trasformandolo in una mera succursale di se stessa, dove tutto appare, narcisisticamente, come una propria appendice. Nel momento in cui qualcosa come un sentimento dell’interiorità ha potuto essere colto e tematizzato, la questione del suo corretto “accadimento” quale effetto di un reiterato training è subito emersa come un punto centrale della stessa condizione umana. Se per una antropologia di questo tipo il mondo esterno deve poter valere come un banco di prova per l’esistenza, è la presenza di un mondo interno, reso appunto solido dall’esercizio, a permettere di recepirne le sollecitazioni senza lasciarsi sopraffare. “Solido”, ma anche abbastanza avvertito da preservare lo stesso mondo esterno dagli attacchi che esso rivolge contro se stesso: è quanto vediamo perfettamente oggi, al cospetto della catastrofe ambientale e della predatorietà speculativa.

Fabio Merlini, filosofo, è Direttore Regionale dell’Istituto Universitario Federale per la Formazione Professionale (IUFFP) di Lugano e, dal 2010, Presidente della Fondazione Eranos di Ascona. Già privat-docent all’Università di Losanna, dove ha insegnato Filosofia della cultura (1988), e quindi professore invitato per l’insegnamento di Epistemologia delle scienze umane (1999-2003), dal 2003 al 2011 è stato inoltre docente di Etica all’Università dell’Insubria (Varese). Ha presieduto la Commissione culturale del Cantone Ticino dal 2012 al 2019. Dal 1996 al 2000 ha co-diretto il Groupe de Recherche sur l’Ontologie de l’Histoire presso gli Archivi Hussler della École Normale Supérieure di Parigi, i cui lavori – Après la fin de l’histoire (1998), Historicité et spatialité (2001) e Une histoire de l’avenir (2004) – sono stati pubblicati dall’editore Vrin. Tra i suoi libri, ricordiamo La comunicazione interrotta. Etica e politica nel tempo della “rete” (2004), L’efficienza insignificante. Saggio sul disorientamento (2009, apparso in francese come L’époque de la performance insignifiante. Réflexions sur la vie désorientée, 2011), Schizotopies : Essai sur l’espace de la mobilisation (2013, pubblicato in italiano come Ubicumque. Saggio sul tempo e lo spazio della mobilitazione, 2015), L’architettura inefficiente (con L. Snozzi, 2014, edito in francese come L’architecture inefficiente, 2016) e Catastrofi dell’immediatezza (con S. Tagliagambe, 2016). Il suo lavoro più recente, Triste esthétique. Essais sur les catastrophes de l’immédiateté, pubblicato in francese per l’editore Vrin (2018), è apparso anche in italiano, per i tipi di Bollati Boringhieri, con il titolo L’estetica triste. Seduzione e ipocrisia dell’innovazione (2019). Ha inoltre curato i volumi collettanei Nuove tecnologie e nuove sensibilità. Comunicazione, identità, formazione (2005), Identità e alterità. Tredici esercizi di comprensione (con E. Boldrini, 2006), Per una cultura della formazione al lavoro. Studi e analisi sulla crisi dell’identità professionale (con L. Bonoli, 2010) e Semi ad usum praesentis. Un incontro sul pensiero di Jean-Jacques Rousseau (2013). Ha inoltre collaborato al Cahier de l’Herne dedicato a Friedrich Nietzsche in occasione del centenario della sua morte (2000) e, insieme ad autori quali J. Derrida, P. Ricoeur e M. Crépon, ha contribuito al volume collettaneo La philosophie au risque de la promesse (2004). Tra le sue opere di poesia, Filo di perle. Poesie liriche in tre tempi (2015). Nell’ambito dei “Classici di Eranos”, ha recentemente curato Rinascere di Carl Gustav Jung (con R. Bernardini, 2020).

Per iscriversi: https://www.ipap-jung.eu/

Gentile Collega,

l’Istituto di Psicologia Analitica e Psicodramma (IPAP), Scuola di Specializzazione in Psicoterapia, è lieto di invitarLa alla Lectio magistralis del Dr. Murray Stein, “Formarsi come psicoterapeuti del profondo in un mondo incredibilmente superficiale: sfide formative e cliniche in un tempo di trasformazione e crisi globale” (Zoom online education, sabato 12 settembre 2020, ore 10:00-13:00), organizzata in collaborazione con l’Associazione per la Ricerca in Psicologia Analitica (ARPA). Sarà offerto un servizio di traduzione simultanea inglese/italiano. La partecipazione è gratuita, fino a esaurimento posti. È richiesta l’iscrizione, con priorità per Psicologi e Medici Chirurghi, con possibilità di partecipazione a distanza oppure di assistere allo streaming pubblico presso la sede didattica della Scuola (Polo Formativo Universitario “Officina H Olivetti”, Ivrea, TO).

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